Il visitatore che si ritrovasse a Pienza, attratto dalla meritatissima fama della città di matrice medievale e rinascimentale nel cuore della Val d’Orcia, farebbe fatica a trovare un po’ di tranquillità, anche in bassa stagione: lungo Corso il Rossellino e in Piazza Pio II è sempre un via-vai di turisti. Eppure la città, oltre alla nota cattedrale, il Palazzo Piccolomini e i negozi che vendono lo squisito pecorino, offre altre perle interessanti a poche centinaia di metri dai centri gravitazionali principali. Non sono molto conosciute e quindi si possono visitare in santa pace e, volendo, con atteggiamento meditativo.

La Pieve di Corsignano, facciata - acquarello seppia
La Pieve di Corsignano.

Una di queste perle è la Pieve di Corsignano, antichissima chiesa medievale che porta ancora il nome originale che designava la città prima che Pio II la ribattezzasse.

La Pieve di Corsignano è al centro di un antico sistema viario medioevale che andava e veniva dalla Francigena, collegando alla chiesa decine di poderi e di case sparse che componevano una piccola comunità rurale, detta Rutiliano, da cui prendeva un tempo anche il nome la stessa pieve. La sua origine è collocata dagli studiosi variamente fra il VII e il X secolo. Le parti più antiche sono il campanile di stile ravennate e la cripta, oltre alla parte della navata destra su cui poggiava molto probabilmente la chiesa altomedioevale che, come usava, si innalzava ad una certa distanza dal campanile. La storia della pieve, legata alla storica contesa delle diciannove pievi fra i vescovi di Siena e Arezzo, protrattasi per quasi sei secoli, ha un notevole fascino dovuto ai suoi decori romanici ed alla sua struttura architettonica attuale, che risale probabilmente al XII-XIII secolo. […] Varie antiche strade che portavano dalla Pieve sulla via Francigena, una variante della quale ha transitato, per un certo periodo, non molto lontano da qui […] testimoniano ancora l’importanza avuta nel passato da questo angolo di Val d’Orcia insieme alle numerose case coloniche antiche e fortificate che si trovavano in questa zona […].

Tratto da “Viaggio a piedi dalle Crete Senesi a Montalcino alla Val d’Orcia”, Fabio Pellegrini e Marco Montori, 1989 (Edizioni M.G. Città di Castello)

Nonostante non sia quantitativamente ricca di decori come altre chiese coeve, i suoi fregi sono di grande interesse: come, per esempio, la “sirena bicaudata” (detta anche “melusina”) che spicca sull’architrave che sormonta la porta.

La sirena bicaudata della Pieve di Corsignano

Cosa tipica di tutta la simbologia medievale, la figura racchiude in sé significati multipli, anche in parte contraddittori. La spiegazione più plausibile è che essa raffiguri una donna nell’atto di offrirsi all’uomo, con le gambe divaricate rappresentate come due code di sirena; simbolo pagano di fertilità, in epoca cristiana divenne emblema dell’impudicizia (la sua presenza in una chiesa è di monito per i fedeli ad astenersene), probabilmente anche con riferimento al ruolo sinistro delle sirene dell’Odissea. Questo tema è particolarmente presente in molte chiese medievali toscane, ma è diffuso anche in altre regioni italiane.
Nel corso dei secoli il tema della sirena bicaudata è stato rielaborato (fino a perdere completamente il significato originale) in varie leggende, come quella di Melusina.
Nota curiosa: è stato osservato che una sirena bicaudata è presente nel logo di Starbucks.